Santo Protettore Dei Ciabattini
A un certo punto della cerimonia due accoliti scesero dal coro con due bacini d'argento colmi di rose, e cominciarono a spargere i fiori su le teste dei prostrati, mentre l'organo sonava un inno giocondo. Il fruscìo dei rami, il canto delle cicale, il lampeggìo delle acque, tutte le apparenze la turbavano, le si confondevano nello spirito col disordine della demenza. Un gran susurro correva per la platea, per le tribune, crescendo, mentre si udivano dietro il sipario i colpi di martello dei macchinisti. Il sole declinava dal cielo puro, simile a un cerchio roseo di fiamma, che più s'ingrandiva e più s'accendeva nel raggiungere le cime dei colli. Orsola, stando in mezzo ai vapori dell'acqua bollente e alle esalazioni dei cibi vegetali, spesso aveva sentito giungersi sul capo dalla piccola finestra alta i ritornelli d'una canzone libertina e certi larghi schiamazzi di risa che s'inseguivano. Vieni dunque, vieni, dolce consolatore delle anime desolate, rifugio nei pericoli, protettore nella sventura. Egli frenava il respiro per tema di destare la dormiente, e un'angoscia enorme l'opprimeva per il battito dei cuore e dei polsi e delle tempie, che pareva empire tutta la stanza. Dio, casalingo e caritatevole; era capo d'una congrega di possidenti religiosi; leggeva le opere dei teologi, e sapeva sonare sul gravicembalo alcune semplici arie di antichi maestri napolitani. Roto; e Luca sbarcando aveva la camicia tutta odorosa dei frutti meridionali.
Vieni, stella dei naviganti, speranza dei poveri, salute di chi è per morire! Le navate si schiacciavano su i pilastri; in una vetrata la testa di San Luca evangelista raggiava percossa dal sole e il gran manto metteva nell'aria una zona di crepuscolo verde.
La speranza estrema non era discesa su la peccatrice improvvisamente, quasi per influsso divino, fra i segnali accesi nell'aria? Orsola dunque, tutta calda di fede e di giubilo, andava su la polvere della via nuova, non curando la fatica dei passi.
Gli splendori varii delle vetrine, delle botteghe aperte, dei caffè le davano agli occhi un senso acuto di dolore. Subitamente dalle canne armoniche il fremito della passione si propagò in tutte le cose; tutte le fronti s'inclinarono; i turiboli diedero fumi di belgiuino; le fiammelle dei ceri palpitarono tra corone di fiori.Ella rimase là, in contemplazione dei candelabri, dell'ostensorio, di tutte le cose che erano su l'altare, con la testa vacua, poiché dalla mattina non aveva più mangiato.
Filistei e dei Siriaci si confusero con le battaglie dei Saraceni, Oloferne si confuse con Rizieri, il re Saul col re Mambrino, Eleazaro con Balante, Noemi con Galeana. Orsola era tenuta da una eccitazione amara, da una specie di febbre che a volte le dava il battito dei denti e le vampe alla faccia e i brividi alla radice dei capelli, alla nuca. Donna Fermina Memma in una roba rosata stava sul balcone, tra i vasi dei garofani; e un gruppo di ufficiali passava sotto a lei ridendo e facendo un tintinnìo di sciabole sul lastrico.Nelle tabelle quadrate l'alfabeto cubitale e i gruppi dei dittonghi e delle sillabe stavano muti dominatori del luogo.
Il sorriso, ogni movimento dei muscoli pareva far tremolare tutte le linee della nudità nello specchio come quelle di una imagine dentro le acque. Alcuni ciabattini attendevano all'opera loro, lì accanto mangiando fichi. Portanova; il fiore cristallino dei ghiaccioli scintillava d'iridi all'altezza della stanza. Anna rimase in solitudine; e per lungo tempo ancóra visse nella casa dei parenti ed ivi appassì, adempiendo umili uffici, e sopportando con molta pazienza cristiana le vessazioni. Sopra di loro, fra i tetti, il cielo pareva una cupola luminosa; e ad intervalli i voli dei colombi domestici, bianchi come il Paraclito, traversavano la quiete celestiale. Si misero a conversare placidamente; e, poiché Anna tentava di accarezzare i fanciulli, ciascuna si compiaceva della propria fecondità, e con una ridente onestà di parola ragionava dei parti. Disse che in vicinanza dei Cappuccini certe femmine avevano legato i figliuoli lattanti su la cima di un grande albero per salvarli dall'acqua e che i vortici avevano sradicato l'albero trascinandosi le cinque creature.Come il Santo rientra nella chiesa, il bue s'inginocchia sul limitare; poi si rialza lentamente, e segue il Santo tra il plauso del popolo.
Le pareva ora che la cucina assumesse una sorta di solennità sacra per la presenza dei frati.
La cascina dov'egli abitava, nei dintorni dei Cappuccini, fuori di Porta Giulia, fu invasa dalle acque. Poi si distese dentro uno dei bacini asciutti, come in una culla, tenendo i piedi fuori dell'orlo, e scotendoli irrequietamente.Con licenza di Donna Cristina, un lunedì Zacchiele condusse Anna alla fattoria dei colli, dov'era il frantoio.
La madre nella chiesa volle sollevarla su le braccia per farle baciare il Santo protettore. Così ella era bella; e nulla in lei era più voluttuoso che il ritmo del seno e la visibile forma dei ginocchi sotto la gonna leggiera. Storia sacra, preso da una singolare ambizione, Zacchiele cominciò a leggerle le imprese dei Reali di Francia da Costantino imperatore sino ad Orlando conte d'Anglante. Ed ella vide Adamo ed Eva tra le lepri ed i cervi, Noè seminudo inginocchiato innanzi a un altare, i tre angeli di Abramo, Mosè salvato dalle acque; vide con gioia finalmente un Faraone nel conspetto della verga di Mosè cangiata in serpe, e la regina di Saba, la festa dei Tabernacoli, il martirio dei Maccabei.Fu aperto il cancello esterno; e il romore dei cardini risonò nitidamente nel silenzio, si ripercosse in tutti i cuori.
Mentre l'antenna oscillava nell'aria, il popolo stava intento al congiungimento dei due morti, quasi ammutolito. Anna terminò, ella le offerse l'ospitalità per la notte; le prese il canestro dei panni e lo ripose; promise di aver cura della testuggine; poi fece alcune querele compassionevoli su la infermità del vecchio e su la miseria della casa, non senza lacrime.Tilde che le donne proteggevano, non le rampogne di Sertorio e Carnioli, non le canzonette dei popolani, non il monologo del malinconico Egidio, non le allegrezze delle dame e dei cavalieri ebbero virtù di distrarre il pubblico dalla voluttà antecedente.
Nella scuola, in mezzo al coro eguale dei discepoli, in mezzo a quello stillicidio continuo di sillabe, uno spirito di ribellione le abbagliava la vista all'improvviso, ed ella avrebbe voluto balzare tra i fanciulli, sconvolgere con le mani tutte quelle capigliature, rovesciare la lavagna, le tabelle, le panche, rompere in grida, spezzare qualche cosa, stordirsi.Gesù trionfante risalì alla gloria dei cieli, gli aromi pasquali non più confortarono l'amore della vergine Orsola.
Luca, nel calore del vino e del cibo, preso da quella sua naturale avidità di narrazioni mirabili, cominciava a parlare dei litorali lontani.
Signore stava ora immobile, respirando, con gli occhi chiusi dinanzi alla luce, con le ginocchia sollevate e le mani strette fra le cosce, nell'atteggiamento abituale dei tifosi. Era la metà di giugno; e i profumi degli aranci e dei limoni fioriti si mescolavano all'odor delle rose, nell'aria tranquilla. Per le vie i fasci delle palme mettevano un mobile luccicore argenteo; da ogni gruppo di villici sorgeva una selva di ramoscelli; e la candida clemenza della benedizione cristiana si diffondeva per tutta l'aria da quelle selve, come se si appressasse il Galileo, il re povero e dolce sedente su l'asina fra la turba dei discepoli, in contro agli osanna del popolo redento. Tutti i romori della vita d'una suburra infima salivano, in certe ore, a quella altezza e facevano tremare d'orrore le povere spose di Gesù chine in umiltà su i tegami d'argilla pieni dell'eremitica innocenza dei legumi e delle verdure. Fara, alle prime case, una moltitudine d'uomini agitata e ondeggiante, come un rigurgito di flutti, che dava indizio di un'altra maggior moltitudine non visibile, nascosta dalla linea dei tetti e dalle querci di San Pio. Mazzagrogna stava in piedi, dinanzi a uno dei balconi, guardando di fuori, intento. Erano certi vespri chiari e rigidi, sotto cui tutto il paese di Pescara si popolava di marinari e si empiva dei suoni delle zampogne. Ma una tosse aspra scoppiava a tratti nel petto dell'inferma, facendo sussultare le vertebre; una distruzione dolorosa della pelle e dei tessuti molli si compiva ai gomiti, alle ginocchia, all'estremità della schiena, di giorno in giorno. E un bifolco dei Cappuccini venne alla casa Basile per annunziare che Don Zacchiele se n'era andato a marina. Si udivano spesso nella notte i rulli dei tamburi, gli allarmi delle sentinelle, i colpi della moschetteria. Qualcuno dei giovini fra i testimoni, esilarato dalla faccia amorosamente compunta di Don Zacchiele, sospingeva con urti di gomiti i compagni. San Domenico che protegge dal morso dei serpenti gli uomini, e le semenze dai bruchi; poi d'altri patroni. Cana, i prodigi del Redentore in Cafarnao, il morto di Naim, la moltiplicazione dei pani e dei pesci, la liberazione della figliuola della Cananea, i dieci lebbrosi, il cieco nato, la risurrezione di Lazzaro, tutte quelle narrazioni miracolose rapirono l'animo della donna. Mai le loro mani cercarono la dolcezza delle chiome infantili, il tepore di quel biondo angelico; mai le loro labbra cercarono la fronte dei discepoli, in una effusione di tenerezza improvvisa. La casa dei parenti era sotto la strada Orientale in vicinanza del Molo. Da tutte le finestre però, da tutti gli spiragli si riversavano le piante dei garofani non più contenute nei vasi; e i grandi fiori rosei e rossi penzolavano al sole aperti magnificamente. Lo scudo della testuggine crebbe in latitudine e divenne più opaco; la pianta del tabacco annualmente sorse, fiorì e cadde; le sagge rondini in ogni autunno partirono per la terra dei Faraoni. Alcuni lacrimavano, altri invocavano un santo, altri pensavano al tradimento. Allora Anna, tratto in disparte l'uomo, gli chiese se non per caso egli avesse veduto al paese dei portogalli Luca Minella, il padre. Francesca volle dormire, com'è costume dei fedeli, sul pavimento della basilica, aspettando l'ostensione mattutina del Santo. L'irritazione della continenza, la sovrabbondanza insolita de' succhi, quel distendersi continuo dei nervi sotto gli stimoli la tenevano in una specie di stordimento simile al primo stadio dell'ebrezza.